Archivio mensile:settembre 2013

Dislessia e metodo Davis

«Il dono della dislessia è il dono della padronanza». Queste le parole di Ron Davis, ingegnere statunitense, ideatore del metodo che prende il suo nome: il metodo Davis. Attraverso lo studio di tecniche e strumenti nuovi, la dislessia, intoppo neurologico, diventa un punto di forza e non un problema irrisolvibile.

Lettura lenta e non sempre corretta, comprensione inadeguata, rapido affaticamento, confusione tra parole simili per forma e contenuto sono i sintomi principali di una patologia che interessa, ormai, sia grandi che piccoli: la dislessia, intoppo neurologico, definita, così, da recenti studi anglosassoni. Il dislessico utilizza maggiormente la parte destra del cervello, fin da piccolo, causando situazioni di confusione di fronte a stimoli o compiti, tra i quali la lettura, che richiedono un intervento prioritario della parte sinistra del cervello. La dislessia non consente, infatti, la realizzazione dei processi seriali e paralleli della lettura che permettono di leggere e capire le parole, singolarmente e globalmente. Ron Davis, ingegnere dislessico dall’età di sedici anni, che, come tutti i dislessici, ha il dono della creatività e dell’immaginazione, ha ideato un metodo per padroneggiare i particolari aspetti percettivi che i dislessici mettono in atto. Questi aspetti permettono di avere un’elevata velocità di pensiero, non adeguata, però, alle normali modalità di scrittura, lettura, sequenzialità di calcolo. L’ingegnere statunitense ha sperimentato prima su di sé le proprie intuizioni e poi, in collaborazione con un’èquipe di psicologi, ha permesso di leggere, scrivere e studiare in maniera normale a più di 2000 dislessici. Uno degli elementi di forza del metodo Davis sta nel risolvere la confusione delle lettere attraverso l’ideazione di un alfabeto in plastilina.
Come ha spiegato anche Pierangiola Maglioli, logopedista e sostenitrice del metodo in Italia, sapendo che il dislessico pensa frequentemente per immagini, modellando il significato della parola con la plastilina, attua un’immagine mentale duratura per un vocabolo particolare e la sua rappresentazione grafica, la scrittura. Questo permette una comprensione precisa di una parola e la conoscenza della sequenza esatta dei vari grafemi. L’alfabeto, in questo modo, diventa qualcosa del quale ci si può appropriare e il dislessico impara a padroneggiare la sua rapidità di immagine rispetto alla parola. Oltre agli aspetti di percezione visiva, sono sollecitati anche quelli di percezione uditiva, che viene riorganizzata correttamente grazie ad una stimolazione acustica particolare. Altri obiettivi del metodo Davis sono la corretta impostazione delle capacità di attenzione, il controllo dei fattori che provocano il disorientamento, la risoluzione delle difficoltà di apprendimento specifico e quelle di attenzione e iperattività attraverso tecniche di rilassamento, controllo dell’energia, presa di coscienza degli stimoli e padronanza dei simboli. Le battute finali, riservate a Ron Davis, fanno capire come i numerosi studi sulla dislessia permettono di convivere con realtà di questo genere, sentendosi sempre parte integrante della società in cui si vive: «la dislessia non è un problema complesso. È una combinazione di elementi semplici da gestire uno dopo l’altro. Alla base della dislessia c’è un’attitudine naturale, un talento».

Valentina Lauria

Articolo tratto da   tempovissuto.it

Studenti e organizzazione scolastica

 Tratto dal sito ADDitudemag – www.additudemag.com
Traduzione di Iolanda Micco (pedagogista – collaboratrice AIFA onlus)

Sia se si ha l’ADHD che se non lo si ha, l’organizzazione non è un’abilità innata. I bambini devono imparare a gestire e mantenere sistemi organizzativi. I genitori devono considerarsi consulenti di proprio figlio, essere coinvolti nel processo di organizzazione del materiale, in modo da guidare il ragazzo in ogni passo e permettergli di compiere delle scelte e delle decisioni. È importante aiutare il bambino ad allenare le proprie capacità di base e seguirlo grazie ad uno schema che avrete costruito insieme.
Iniziamo con nove consigli per organizzare meglio il tempo del ragazzo ADHD

1. Organizzare il tempo: la comprensione delle sequenze
Fate una distinzione chiara delle sequenze con vostro figlio dandogli specifici segnali verbali – in primo luogo, poi, allora, prima, dopo che – in modo da comprendere come sviluppare una routine. Fate domande: Che cosa viene dopo? Ti ricordi quello che hai fatto prima?
Rafforzate così la comprensione delle sequenze:
– Date al vostro bambino una serie di indicazioni verbali, giocando. “In primo luogo fai dieci saltelli, poi scrivi il tuo nome all’indietro”.
– Fatevi dare delle indicazioni verbali da vostro figlio e voi genitori svolgete l’azione.
– Chiedergli di ricordare quali sono le parole legate al tempo.
-Parlate di vacanze future o ricordategli il suo ultimo compleanno.

2. Il calendario
E’ consigliabile utilizzare un calendario settimanale per aiutare i bambini ad apprendere i giorni della settimana, così come i concetti di ieri, domani, e così via. È molto utile lavorare sul formato settimanale perché i bambini tendono a vivere nel presente. Un calendario mensile rischia di dare un sovraccarico informativo, perciò il concetto di una sola settimana è più facile da comprendere inizialmente. Successivamente, è possibile, insegnare per gradi anche le altre sequenze.

Compilate le date sul calendario all’inizio di ogni settimana.
Ogni persona dovrebbe scrivere sul calendario gli impegni della settimana – gli appuntamenti, le cene, gli impegni sportivi, e così via. Alla fine di ogni giornata, è importante cancellare le attività fatte con il bambino: “Oggi è finita.” Poi discutere delle attività del giorno dopo magari sottolineandole: “Questo è quello che faremo domani, Venerdì”.

Quando il bambino cresce, il calendario lo aiuterà a sviluppare altre competenze, come le sue responsabilità. Egli può vedere quando sarà o meno disponibile e in grado di progettare e di conseguenza assumersi la responsabilità per se stesso.

3. L’orologio
Gli orologi analogici, al contrario di quelli digitali, mostrano che il tempo si muove e permettono al bambino di sapere dove si trova in quel momento o nel resto della giornata. Ecco una pratica da fare con il proprio bambino a casa. Chiedergli di esprimere in maniera diversa le 6:45 (un quarto alle sette). Sottolinea al bambino che i numeri da 12 a 6 si riferiscono a dopo l’ora, mentre quelli dal 6 al 12 si riferiscono a prima dell’ora. Rafforza le idee come questa, più e più volte in modo che il bambino possa fare sua la proprietà del tempo dell’orologio.

4. L’agenda
Proprio come per gli adulti, i bambini hanno bisogno di un posto dove appuntare le scadenze, gli appuntamenti e altre informazioni. Un’agendina aiuterà il vostro bambino a gestire tutto quello che deve ricordare e organizzare, – i compiti a casa, gli appuntamenti con gli amici,  le feste di compleanno – si può anche appuntare il numero di un compagno di classe per chiedere delucidazioni sui compiti a casa.

Aiuta il tuo bambino ad andare oltre i suoi progetti. Con la guida, si può imparare a scrivere tutte le scadenze dei compiti a casa ed evitare di fare le cose all’ultimo momento ottenendo poi spiacevoli sorprese.

5. Le prorità
Aiuta i tuo bambino a capire come svolgere i compiti a casa. È importante fargli comprendere quelli che sono per il giorno successivo, e quale di questi è il più impegnativo. È fondamentale, in primo luogo, incoraggiare il bambino ad iniziare a studiare svolgendo il compito più difficile in modo da essere ancora fresco ed energico. In questo modo si aiuterà il bambino ad imparare a gestire le priorità e le assegnazioni.

6. Organizzare i fogli sparsi
Gli studenti hanno bisogno di un sistema per l’organizzazione dei compiti da svolgere relativamente alla scuola. Aiutate il bambino a capire cosa è meglio per lui. Ci vorrà del tempo e della sperimentazione, ma continuate a provare, e ascoltare il vostro bambino. I bambini spesso hanno buone idee.

7. Tre raccoglitori perfetti
Per gli studenti più giovani, il contenitore di fogli sparsi è utile per inserire carte sciolte come le circolari scolastiche, gli appunti ed i semplici compiti per casa. Ho trovato che tre raccoglitori di plastica (o buste di plastica) per ordinare il lavoro, sono perfetti per l’organizzazione del ragazzo. Ogni raccoglitore avrà un’etichetta con su scritto “compiti da fare a casa”, “compiti svolti” e “avvisi”. Il bambino deve tornare a casa con tutte le assegnazioni inserite nella busta “compiti da fare a casa” e le note ai genitori in quella con su scritto “avvisi”.

Dopo aver completato i compiti si dovrebbero trasferire i fogli nel contenitore “compiti svolti” così da essere pronti per il nuovo giorno di scuola.

8. Sistema di organizzazione del materiale per gli studenti piu’ grandi
Come gli studenti diventano più grandi, essi hanno maggiore materiale da gestire – ciò può tremendamente confondere un bambino ADHD. La miglior maniera per organizzare il materiale è l’utilizzo di un raccoglitore, in modo che il bambino abbia la possibilità di tornare a casa con tutto ciò di cui ha bisogno, ritrovandolo facilmente sia a casa che il giorno successivo a scuola. Un raccoglitore ad anelli può ad esempio avere: delle schede di colore differenziato in base alla materia. Chiedete al vostro bambino quale colore preferisce associare ad una determinata materia. Per esempio, si potrebbe collegare il colore rosso del sangue o verde della natura con la materia delle scienze. L’assegnazione dei colori grazie ad associazioni mentali offre un suggerimento visivo per un rapido accesso ai materiali.

Le buste di plastica, raccomandate per i bambini più piccoli, possono essere altrettanto funzionali per gli studenti più grandi, che potrebbero avere bisogno di comprendere al volo di quale materia si tratta e quale siano i compiti da svolgere. Se il vostro ragazzo ha problemi con i fogli colorati, provate invece con un raccoglitore a fisarmonica (una sorta di portadocumenti).

9. La busta “compiti svolti”
Una volta che un’unità di studio è finita, i materiali devono essere spostati dalla busta “compiti da svolgere”. Istituite una busta di plastica che abbia i documenti divisi per argomento riguardanti i “compiti svolti”, e incoraggiate il bambino a spostare i progetti da finire qui. Con questo sistema, se ha bisogno di cercare qualcosa o trovare un documento in seguito, tutto sarà a portata di mano e ben organizzato per argomento.

Lodate
Lodate le realizzazioni ed i successi del vostro bambino, continuate a lavorare con lui su nuove competenze. Il supporto dei genitori e la perseveranza nell’organizzare un’esperienza positiva ed efficace per un bambino, si rivelerà un bene per la vita

Articolo tratto da   www.aifa.it

Pianno Didattico Personalizzato

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato), anche detto PEP (Piano Educativo Personalizzato), è previsto dal DM 12 luglio 2011 e dalle allegate Linee Guida.

Il “PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO” è nato per favorire una progettualità che risponda in modo mirato alle esigenze degli studenti con DSA (disturbi specifici di apprendimento), prevedendo la personalizzazione del loro percorso.

Questo documento deve contenere in particolar modo: le strategie e le metodologie didattiche utilizzate, le misure compensative e dispensative adottate e le indicazioni per la valutazione degli apprendimenti durante le verifiche nel corso dell’anno, durante le prove Invalsi e gli Esami di Stato.

Da chi deve essere compilato il PDP?

Il PdP è un documento che deve essere scritto dagli insegnanti, dopo essersi confrontati con gli specialisti che seguono l’allievo e i genitori. Può essere coinvolto il ragazzo con DSA, se sufficientemente grande.

Le parti del PDP

In particolare, nelle Linee Guida che accompagnano la Legge 170/2010 si dichiara che il PdP deve contenere:

1. Dati anagrafici dell’alunno.
2. Tipologia di disturbo.
3. Attività didattiche individualizzate.
4. Attività didattiche personalizzate.
5. Strumenti compensativi utilizzati.
6. Misure dispensative adottate.
7. Forme di verifica e valutazione personalizzate

 

TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SUL PDP

  • CHI LO REDIGE?
  • QUANDO?
  • COME SI REDIGE? 
  • PERCHÉ SI REDIGE?
  • COME VIENE REDATTO?
  • I COMPITI A CASA 
  • LE LINGUE STRANIERE

GUARDA IL VIDEO

  

MODELLI PDP DA SCARICARE

PDP dal Miur – Di seguito due modelli di PDP dal sito del Ministero dell’Istruzione.

 

PDP dall’AID – Di seguito due modelli di PDP dell’Associazione Italiana Dislessia

 

  • GUIDA ALLA COMPILAZIONE DEL PDP 

per docenti di scuola primaria e secondaria: Guida. (pdf)

 

Articolo tratto da Inclusività e bisogni educativi speciali