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Dislessia e adolescenza (il ruolo della memoria di lavoro)

Che forme assumono i disturbi specifici di apprendimento in adolescenza?

Le caratteristiche sono uguali a quelle che noi ci immaginiamo rispetto alla scuola primaria?

Il Professor Giacomo Stella spiega come riconoscere la dislessia in età adolescenziale analizzando la memoria di lavoro e le possibili difficoltà che gli alunni dislessici incontrano a scuola.

Giacomo Stella è professore straordinario di Psicologia clinica presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Dislessia Evolutiva (IRIDE) dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dell’Università di Urbino e dell’ASL di Pesaro, è direttore dei corsi di perfezionamento in Psicopatologia dell’apprendimento (presso l’Università di Urbino) e in Psicopatologia dello sviluppo (presso l’Università della Repubblica di San Marino). È anche direttore del centro di Neuropsicologia clinica dell’età evolutiva dell’Università di Urbino e condirettore della rivista «Dislessia. Giornale italiano di ricerca clinica e applicativa», edito da Erickson.

ADHD, 7 comportamenti utili

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino (tratto da www.aidaiassociazione.com).

Di seguito vengono suggeriti 7 comportamenti utili.

1 COMANDI. Le istruzioni devono essere brevi (di dieci parole o meno), semplici e specifiche e devono descrivere passo per passo quello che il bambino deve fare.

2 RINFORZI POSITIVI. Per fare in modo che il bambino manifesti più frequentemente certi comportamenti positivi e adeguati è molto importante prestare attenzione e premiare tali azioni anche quando si è irritati con lui per altri motivi.

3 IGNORARE. Anche se difficile, ma è indispensabile ignorare i comportamenti lievemente negativi, se sono messi in atto allo scopo di attirare l’attenzione del genitore (lamentarsi, fare il broncio) o se non sono realmente dannosi.

4 NON LASCIARE CHE IL BAMBINO FACCIA A MODO SUO. Non permettere al figlio di fare quello che vuole se si vuole evitare un incremento dei comportamenti problematici: il bambino ha bisogno di una guida per imparare i comportamenti corretti.

5 AIUTARE IL FIGLIO A RISOLVERE I PROBLEMI. Agire da modello per indurre il bambino a imitare i genitori affinché impari a risolvere i propri problemi in modo riflessivo e con dei piani d’azione.

6 EDUCAZIONE COERENTE. Utilizzare premi e gratificazioni di comportamenti positivi, stabilire dei “contratti comportamentali” (ovvero vere e proprie contrattazioni genitore-bambino per stabilire norme e regole comportamentali condivise) e adottare in modo coerente a ogni comportamento positivo o negativo del figlio le regole concordate.

7 CONTROLLARE. Stabilire con il figlio specifiche regole di comportamento, verificare che queste vengano rispettate e prendere provvedimenti ogni volta che una regola viene infranta.

Tratto da Vio, et al. ed Erickson